Mauro Moscatelli Pittore
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RECENSIONI

Nelle viscere della terra >>>
di Maurizio Sciaccaluga

Per Mauro, e per i suoi cieli,
per le sue terre >>>

di Davide Rondoni

Tra l'atteso e lo svelato >>>
di Daniela Del Moro

Mauro Moscatelli.
Una cosmologia del volto >>>

di Alessandro Giovanardi

La pittura di Mauro Moscatelli >>>
di Gianfranco Lauretano

Mauro Moscatelli, Terre >>>
di Roberto Gabellini

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APPENDIX



Tra l'atteso e lo svelato
di Daniela Del Moro


Il mondo nel quale ci troviamo è costituito da luccicanti frammenti che, nella loro molteplicità,
non costituiscono un' unità. Continuare a parlare di frammenti e di fragilità non ha però senso
se non ci si chiede chi produce "deriva" e frammenti.
Non è forse il "concetto" una parte e non è forse vero che la nostra civiltà ha voluto sostenere
tutto il suo sviluppo principalmente sull' aspetto concettuale, razionale?
Il ridimensionamento del sistema di conoscenza razionale, operato da una parte del sistema
intellettuale contemporaneo, più orientato alle arti e nello specifico verso quelle di immediata
interazione emozionale, si presenta come una ventata di aria fresca sul corpo dogmatico
della nostra cultura.
La nostra epoca ha già conosciuto il travaglio dell' emozione per arrivare al dramma
nelle fasi dell'Espressionismo, dell'Informale (gestuale), fino a risalire alle manifestazioni
della Body Art. Ma il dramma non è un "episodio", è una condizione che si presenta ogni volta
che un mondo deve morire.
Quello che "muore" è una civiltà - ed un orientamento quando estremizzato - e le "forme"
che la esprimono necessariamente devono trapassare, così come accade nel processo
artistico dove le forme sono stazionamenti provvisori di cui prima o poi bisogna disfarsi
per una sorta di sano rinnovamento culturale. Al periodo della "dissoluzione delle forme",
della decostruzione, seguirà un periodo di nuovo inizio, di risalita e di fioritura.
E l'arte oggi racchiude in sé i termini e le possibilità essenziali di queste risalite,
di queste fasi di sviluppo conoscitivo e crescita spirituale.
Arte e realtà si intrecciano indissolubilmente e tra i due mondi s'instaurano delle relazioni
che cambiano continuamente a secondo del punto di vista di osservazione e che fanno parte
da sempre, della ricerca artistica e stilistica di Mauro Moscatelli.
Per questo quarantenne artista riminese, ogni punto di osservazione e definizione della realtà,
si presenta sotto forma di una conoscenza che si rivela come una creazione, un'ideazione,
un'analisi del suo spirito.
Non è azzardato affermare che, nell'osservazione delle sue tele ricche di una pittura colta
e meditata, possiamo sentirci coinvolti e sempre più partecipi dell'universo che ci circonda:
le sue "Terre" o i suoi "Cieli" conducono a un mondo che s'intride continuamente dei nostri
desideri, rivelando ci inaspettatamente il volto nascosto della nostra immaginazione.
Addentrarci nelle "viscere" dei suoi lavori dedicati alla "terra", al magma visivo
di un percorso quasi sotterraneo o per contrasto di una superficie aerea,
dove la padronanza pittorica della stesura cromatica diventa virtualmente "materia",
ci affascina, ci cattura e ci conduce verso un itinerario ottico sempre nuovo e in equilibrio
fra realtà e apparenza, superficie e profondità, "inspirazione ed espirazione",
in una vocazione inconscia all'informale, ovvero la vocazione fortissima di quella pittura
con l'ambiente di vita, con il reale tout court, inteso in senso strettamente naturale.
Siamo tutti "obbligati", quindi, nell' osservazione atemporale delle opere di Moscatelli,
a proiettare nell' infinito la struttura visiva della nostra mente, a far si che l'arte diventi
più leggera, di una lievità che ci consente di spostare le "cose" di poco, ma alterandone
completamente il significato.
Lontano dal ripetitivo, l'analisi approfondita delle sue terre si confronta con l'altrettanto
approfondito tema del "cielo" in un racconto visivo dove storia e pensiero dialogano
incessantemente da Turner a Burri sfiorando Cézanne su tele di "nuvole" cariche
di armonia e libertà. Il suo" cielo" (legato concettualmente alle sue "terre") nasce come
assenza di un confine strutturale, come libertà di pensiero, come creazione infinita
di possibilità compositive e cromatiche, come dualismo alternato di osservazione
prospettica, come sintesi di azione e stasi, di musica e poesia...
E' dunque in questo contesto di poetica che cresce e si sviluppa la ricerca di Moscatelli,
in una verifica di coincidenze strutturali dove quello che infine emerge è il conforto
della coincidenza evidente e indissolubile fra profondità dell' arte e profondità della vita.
La sua esplorazione dentro i confini di uno spazio pittorico meditato, uno spazio
apparentemente rigido, inderogabilmente chiuso nei "limiti" di una tela, si svincola
dalla limitatezza di un'analisi formale per risultare, nell'approfondimento visivo,
nella ricercata esecuzione tematica, uno spazio "aperto": perché alla fine la sua referenza
autentica, come si è visto, non può che essere il mondo complessivamente inteso.
E per chi guarderà ogni sua opera, ci sarà sempre la consapevolezza che quello è solo
un frammento, la minima parte di un tutto, così ogni lavoro concettualmente infrangerà
sempre i confini di quella tela che li "contiene".
Se da ogni scelta rappresentativa di Moscatelli, torniamo ad una appartenenza allargata
perché "quello è il mondo" filosoficamente inteso, ugualmente e necessariamente
di fronte alla sua pittura siamo portati a ritornare al gesto, all' azione, al pensiero
e alla presenza che l'ha generata, dando vita ad opere in cui l'artista esalta la capacità
della "pittura" di assumere strutture, darsi organizzazioni formali sorprendenti...
Un artista che cerca di fissare il tempo "svuotando" la forma dalla sua definizione totale,
cercando l'apparire che ha in ogni apparato formale, il suo costituente "informe".
Un artista che nello stesso tempo con olii e pennelli cerca il colore e il frammento,
il "qualche cosa" materico - oggettuale e il puro gesto pittorico.
Un artista che crea "fuochi ed ossa" di terra respirando "azzurro e grigie solitudini" di cielo,
immaginando la nascita dell' uomo dentro universi" spigolosi" senza fondo.
Un artista che "ridisegna" l'informale nella natura, nella materia, nella "prospettiva",
compiendo una operazione di affinamento, di osservazione per vedere quel che la forma
non permette di vedere, di analisi minuziosa della realtà, cercando proprio di perdere
quella cosiddetta realtà che altro non è se non il condizionamento tra l'atteso e lo svelato.
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